La chiave inglese dell’Unità
All’Unità – gramsciani di cuore e amletici di testa – hanno un dubbio. Sul governo Letta? Sulla tenuta di Bersani? Sulla leadership di Pippo Civati? Macché, sul matrimonio di Valeria Marini. La quale è andata a nozze: a) in diretta Rai; b) in abito di pizzo; c) con Bertinotti come testimone dello sposo. Questa faccenda della sinistra che prima si divide sulla linea politica, poi si frantuma sulle reciproche antipatie, infine si sbriciola sul bouquet, è chiara metafora del dibattito in corso: né ci si sposa (politicamente) con il Cav., né si va allo sposalizio della protagonista di “Bambola” – pur saggiamente lodata, l’impegnativa opera cinematografica, dalla stessa Unità.
4 AGO 20

All’Unità – gramsciani di cuore e amletici di testa – hanno un dubbio. Sul governo Letta? Sulla tenuta di Bersani? Sulla leadership di Pippo Civati? Macché, sul matrimonio di Valeria Marini. La quale è andata a nozze: a) in diretta Rai; b) in abito di pizzo; c) con Bertinotti come testimone dello sposo. Questa faccenda della sinistra che prima si divide sulla linea politica, poi si frantuma sulle reciproche antipatie, infine si sbriciola sul bouquet, è chiara metafora del dibattito in corso: né ci si sposa (politicamente) con il Cav., né si va allo sposalizio della protagonista di “Bambola” – pur saggiamente lodata, l’impegnativa opera cinematografica, dalla stessa Unità. Nel suo corsivo Roberto Rossi si duole e s’interroga sulla presenza dell’ex presidente della Camera agli inopportuni sponsali, essendo il felice neo marito partecipe di una società che chiuse nel 2006 “con un buco di 60 milioni di euro e la Garelli, e i suoi operai, liquidati”. “Come fa l’uomo che affossò Prodi in nome della difesa dei lavoratori – si chiede Rossi – a essere testimone di un uomo come questo e in un matrimonio così sfarzoso?”. Curiosa prospettiva.
Intanto, chissà se le masse lavoratrici e Bertinotti abbiano ancora qualcosa da dirsi – lui magari avrebbe pure da dire, è che quelle più non sentono. E poi, che vuol significare: che se uno è socialmente bene intenzionato deve partecipare solo alle nozze degli iscritti alla Cgil? Bertinotti – abbigliato che sembra, come succede a tutti in tutti i matrimoni, un otto di coppe – è un signore di buone letture e di parlare forbito e al momento di partito sfornito, che va giustamente a festeggiare le nozze dei suoi amici: cosa doveva fare, per salvarsi le coscienza di sinistra: declamare temerariamente, al passaggio della coppia, lo Statuto dei lavoratori, invece di intonare dell’Ave Maria di Schubert? Lui e la signora Lella se ne vanno, con piacere e soddisfazione, a far baldoria dove sono invitati e dove hanno piacere di stare – pure se a tagliare la torta è il padrone e la “Contessa” della vecchia canzone è ormai una vicina di tavolata che neanche si ricorda che cosa successe “all’industria di Aldo”. Persino (e per fortuna) gli antichi comunisti non solo sono del mondo, ma nel (bel) mondo stanno. In alto i pugni, e pure i calici!